I celiaci sono più a rischio di complicanze da Covid-19?

Le evidenze disponibili indicano che la celiachia, se ben controllata con dieta senza glutine, non costituisce di per sé un fattore di rischio indipendente per forme gravi di Covid-19. Il rischio aumenta in presenza di comorbidità associate (diabete, osteoporosi, malnutrizione) o in caso di celiachia non diagnosticata e non trattata, che determina uno stato infiammatorio cronico e carenze nutrizionali.

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Se sei celiaco o ti stai chiedendo se una diagnosi di celiachia cambia qualcosa di fronte a un’infezione come il Covid-19, hai tutto il diritto di voler capire. Durante la pandemia sono circolate molte informazioni confuse, spesso allarmanti e non sempre fondate su dati solidi. Questa pagina raccoglie quello che la ricerca scientifica ci dice oggi, con onestà e senza allarmismi.

I celiaci sono davvero più vulnerabili al Covid-19?

La risposta breve è: dipende dallo stato della malattia. La risposta più completa richiede qualche distinzione importante.

La celiachia è una malattia autoimmune cronica in cui l’ingestione di glutine provoca un danno alla mucosa intestinale, con conseguente malassorbimento e infiammazione sistemica. Quando è ben controllata — ovvero quando il paziente segue rigorosamente la dieta senza glutine e i marker infiammatori e sierologici sono nella norma — le evidenze disponibili non indicano un rischio significativamente aumentato di forme gravi di Covid-19 rispetto alla popolazione generale.

Il quadro cambia, però, in alcune condizioni specifiche. Uno studio pubblicato su Nutrients nel 2021 ha analizzato la relazione tra celiachia e Covid-19, rilevando che i fattori di rischio aggiuntivi si concentrano nei pazienti con malattia attiva, non diagnosticata o scarsamente controllata. In queste situazioni, la celiachia determina carenze nutrizionali (vitamina D, ferro, zinco, vitamina B12) che compromettono la risposta immunitaria, e uno stato infiammatorio cronico che può predisporre a risposte immunitarie disregolate anche di fronte a infezioni virali.

Merita attenzione anche il profilo delle comorbidità. La celiachia non trattata è associata a osteoporosi, anemia, diabete di tipo 1 e malattie tiroidee. Queste condizioni, se presenti, aumentano il rischio clinico indipendentemente dall’infezione in corso.

Cosa differenzia la celiachia da altri fattori di rischio per Covid-19

È utile distinguere la celiachia in remissione da quella attiva, perché il meccanismo biologico è diverso.

Celiachia in remissione (dieta seguita, anticorpi negativi): Il sistema immunitario non è in uno stato di attivazione anomala legata al glutine. Le carenze nutrizionali tendono a essersi risolte. Il rischio di complicanze da Covid-19 non è significativamente superiore a quello di un individuo sano della stessa età.

Celiachia attiva o non diagnosticata: L’infiammazione cronica della mucosa intestinale, l’alterazione del microbiota e le carenze di micronutrienti essenziali per l’immunità possono rendere la risposta all’infezione meno efficace. Questo è il profilo che preoccupa maggiormente i clinici.

Celiachia refrattaria: La celiachia refrattaria è una forma rara e severa in cui i sintomi persistono nonostante la dieta. In questi pazienti il rischio infettivo generale è più elevato e la vulnerabilità a Covid-19 non fa eccezione.

Cosa potrebbe essere invece di un’aggravamento da celiachia

Molti celiaci hanno vissuto durante la pandemia un peggioramento dei sintomi gastrointestinali — gonfiore, diarrea, dolori addominali — che non era necessariamente legato al Covid-19 o a trasgressioni dietetiche. È importante considerare altre cause prima di modificare la dieta o allarmarsi:

  • Stress e ansia da pandemia: L’asse intestino-cervello è estremamente sensibile allo stato emotivo. Periodi prolungati di stress possono alterare la motilità intestinale e la percezione del dolore viscerale, mimando una ricaduta celiaca.
  • Sindrome dell’intestino irritabile (IBS) sovrapposta: Molti celiaci hanno anche IBS. I sintomi funzionali possono persistere anche con la dieta corretta e peggiorano tipicamente con lo stress.
  • SIBO (Small Intestinal Bacterial Overgrowth): L’overgrowth batterico intestinale è più frequente nei celiaci a causa del danno alla mucosa. Si manifesta con gonfiore, flatulenza e diarrea, e non risponde alla sola dieta senza glutine.
  • Contaminazione crociata involontaria: Il lockdown ha cambiato le abitudini alimentari. Cucinare in ambienti condivisi con familiari che consumano glutine aumenta il rischio di contaminazione crociata.
  • Carenze nutrizionali residue: Anche dopo mesi di dieta corretta, le carenze di ferro, vitamina D o B12 possono causare stanchezza e sintomi diffusi erroneamente attribuiti alla malattia attiva.

Come la pandemia ha cambiato la diagnosi di celiachia

Questo è uno degli effetti più preoccupanti dell’emergenza sanitaria, documentato da diverse società gastroenterologiche europee. La biopsia duodenale — gold standard per la diagnosi definitiva di celiachia — richiede una gastroscopia, procedura considerata ad alto rischio di diffusione aerosolica durante le fasi acute della pandemia.

Il risultato è stato un rallentamento marcato delle diagnosi. Molti pazienti con sierologia positiva (anticorpi anti-transglutaminasi elevati) sono rimasti in lista d’attesa per mesi, senza conferma istologica e quindi senza accesso ai benefici previsti per i celiaci diagnosticati (esenzione per i prodotti senza glutine, codice di esenzione).

La Società Italiana di Gastroenterologia (SIGE) e l’ESPGHAN hanno discusso durante la pandemia la possibilità di estendere i criteri diagnostici non bioptici — già esistenti per i bambini con anticorpi molto elevati — a contesti di emergenza, ma queste indicazioni sono rimaste limitate e contestualizzate.

Per chi ha ricevuto una diagnosi tardiva o sospetta la malattia, l’iter corretto da seguire oggi rimane invariato:

  1. Esame del sangue per anticorpi (anti-transglutaminasi IgA, anti-endomisio, IgA totali)
  2. Consulto con il gastroenterologo
  3. Gastroscopia con biopsia duodenale (salvo criteri non bioptici nei bambini secondo ESPGHAN)
  4. Non iniziare la dieta senza glutine prima della biopsia, perché falsa i risultati

Vaccino anti-Covid-19 e celiachia: cosa sapere

L’Associazione Italiana Celiachia (AIC) ha chiarito fin dalla campagna vaccinale che tutti i vaccini autorizzati in Italia contro Covid-19 (Pfizer-BioNTech, Moderna, AstraZeneca, Johnson & Johnson) sono privi di glutine. Non esistono controindicazioni alla vaccinazione per i pazienti celiaci.

Anzi, l’AIC ha raccomandato ai celiaci di vaccinarsi, in considerazione della maggiore vulnerabilità potenziale in caso di malattia non controllata e delle comorbidità associate.

Farmaci, eccipenti e glutine durante il Covid-19

Un aspetto spesso trascurato riguarda i farmaci contenenti glutine come eccipiente. Alcuni antipiretici, antivirali, antistaminici e integratori vitaminici possono contenere amido di frumento o altri derivati. Durante il trattamento del Covid-19 o dei suoi sintomi, il celiaco deve sempre verificare la composizione del medicinale con il farmacista o il medico curante, specialmente se si tratta di prodotti nuovi o non abituali.

Come seguire la dieta senza glutine in contesti difficili

Il lockdown e le restrizioni alla mobilità hanno creato nuove sfide logistiche per chi segue la dieta senza glutine. Alcune indicazioni pratiche:

  • Approvvigionamento: I prodotti senza glutine con il simbolo della spiga barrata sono disponibili in farmacia, parafarmacie e supermercati. In caso di difficoltà, l’AIC fornisce elenchi aggiornati di prodotti e distributori.
  • Cucina domestica condivisa: In una famiglia mista (celiaci e non celiaci), il rischio di contaminazione crociata è reale. Leggere la guida alla contaminazione crociata in cucina è fondamentale.
  • Follow-up: I controlli periodici per i celiaci non vanno rimandati indefinitamente. Gli esami di follow-up (anticorpi, emocromo, ferritina, vitamina D) devono essere eseguiti regolarmente anche in periodi di emergenza sanitaria, se possibile.
  • Supporto psicologico: La gestione della celiachia in periodi di stress prolungato può diventare più difficile. L’impatto psicologico della diagnosi e della dieta è un aspetto riconosciuto dalla comunità scientifica e non va sottovalutato.

Quando consultare il medico

Alcuni segnali richiedono una valutazione medica tempestiva, indipendentemente dal contesto pandemico:

  • Perdita di peso involontaria e rapida
  • Diarrea cronica con sangue nelle feci
  • Dolore addominale severo o persistente
  • Stanchezza estrema con anemia non spiegata
  • Sintomi neurologici (formicolii, difficoltà di equilibrio)
  • Peggioramento improvviso dei sintomi nonostante la dieta rigorosa

Questi possono essere segnali di celiachia non controllata, celiachia refrattaria, o di altre condizioni che richiedono accertamento urgente come la colonscopia o la videocapsula endoscopica.


Domande frequenti

I celiaci sono più a rischio di complicanze da Covid-19? Le evidenze disponibili indicano che la celiachia, se ben controllata con dieta senza glutine, non costituisce di per sé un fattore di rischio indipendente per forme gravi di Covid-19. Il rischio aumenta in presenza di comorbidità associate (diabete, osteoporosi, malnutrizione) o in caso di celiachia non diagnosticata e non trattata, che determina uno stato infiammatorio cronico e carenze nutrizionali.

La celiachia non diagnosticata aumenta il rischio da Covid-19? Potenzialmente sì. Una celiachia attiva, non trattata, provoca infiammazione intestinale cronica, carenze di vitamine (D, B12, ferro, zinco) e una risposta immunitaria alterata. Questi fattori possono compromettere la capacità dell’organismo di rispondere alle infezioni, incluso SARS-CoV-2.

La pandemia ha rallentato la diagnosi di celiachia? Sì. Durante il periodo pandemico si è osservata una riduzione significativa di endoscopie e biopsie duodenali, esami fondamentali per la diagnosi definitiva di celiachia. Molte diagnosi sono state ritardate o sospese, con conseguenze per i pazienti che presentavano sintomi attivi.

I farmaci usati per il Covid-19 contengono glutine? Alcuni farmaci possono contenere glutine come eccipiente. È fondamentale che il celiaco verifichi sempre la composizione dei medicinali con il farmacista o il medico, specialmente in caso di nuovi trattamenti. La pagina dedicata ai farmaci con glutine offre approfondimenti specifici.

Il vaccino anti-Covid-19 è sicuro per i celiaci? Sì. I vaccini autorizzati per Covid-19 non contengono glutine. Le principali società scientifiche, inclusa l’Associazione Italiana Celiachia (AIC), hanno confermato che non vi sono controindicazioni alla vaccinazione per i celiaci e ne hanno raccomandato attivamente l’esecuzione.

Come ha influito il lockdown sulla dieta senza glutine? Il lockdown ha avuto effetti contrastanti. Da un lato, cucinare di più a casa ha favorito un maggiore controllo sugli ingredienti e ridotto il rischio di contaminazione crociata nei ristoranti. Dall’altro, alcune persone hanno riportato difficoltà di approvvigionamento di prodotti specifici e un aumento dello stress, che può aggravare i sintomi gastrointestinali.

Lo stress da pandemia può peggiorare i sintomi della celiachia? Lo stress psicologico non causa la celiachia, ma può aggravare i sintomi gastrointestinali in chi ne soffre, anche in presenza di una dieta rigorosamente senza glutine. Questo accade perché l’asse intestino-cervello è fortemente influenzato dallo stato emotivo e può amplificare la percezione di disturbi funzionali.

Dove posso trovare informazioni aggiornate per celiaci durante emergenze sanitarie? L’Associazione Italiana Celiachia (AIC) pubblica aggiornamenti specifici per i celiaci in caso di emergenze sanitarie sul proprio sito ufficiale. Anche il Ministero della Salute e l’ISS dispongono di sezioni dedicate alle malattie croniche in contesti di crisi. Consultare sempre fonti istituzionali e verificate.

Domande frequenti

La celiachia non diagnosticata aumenta il rischio da Covid-19? +
Potenzialmente sì. Una celiachia attiva, non trattata, provoca infiammazione intestinale cronica, carenze di vitamine (D, B12, ferro, zinco) e una risposta immunitaria alterata. Questi fattori possono compromettere la capacità dell'organismo di rispondere alle infezioni, incluso SARS-CoV-2.
La pandemia ha rallentato la diagnosi di celiachia? +
Sì. Durante il periodo pandemico si è osservata una riduzione significativa di endoscopie e biopsie duodenali, esami fondamentali per la diagnosi definitiva di celiachia. Molte diagnosi sono state ritardate o sospese, con conseguenze per i pazienti che presentavano sintomi attivi.
I farmaci usati per il Covid-19 contengono glutine? +
Alcuni farmaci possono contenere glutine come eccipiente. È fondamentale che il celiaco verifichi sempre la composizione dei medicinali con il farmacista o il medico, specialmente in caso di nuovi trattamenti. La pagina dedicata ai farmaci con glutine offre approfondimenti specifici.
Il vaccino anti-Covid-19 è sicuro per i celiaci? +
Sì. I vaccini autorizzati per Covid-19 non contengono glutine. Le principali società scientifiche, inclusa l'Associazione Italiana Celiachia (AIC), hanno confermato che non vi sono controindicazioni alla vaccinazione per i celiaci e ne hanno raccomandato attivamente l'esecuzione.
Come ha influito il lockdown sulla dieta senza glutine? +
Il lockdown ha avuto effetti contrastanti. Da un lato, cucinare di più a casa ha favorito un maggiore controllo sugli ingredienti e ridotto il rischio di contaminazione crociata. Dall'altro, alcune persone hanno riportato difficoltà di approvvigionamento di prodotti senza glutine specifici e un aumento dello stress, che può aggravare i sintomi gastrointestinali.
Lo stress da pandemia può peggiorare i sintomi della celiachia? +
Lo stress psicologico non causa la celiachia, ma può aggravare i sintomi gastrointestinali in chi ne soffre, anche in presenza di una dieta rigorosamente senza glutine. Questo accade perché l'asse intestino-cervello è fortemente influenzato dall'umore e dallo stato emotivo.
Dove posso trovare informazioni aggiornate per celiaci sulla sicurezza alimentare durante emergenze sanitarie? +
L'Associazione Italiana Celiachia (AIC) pubblica aggiornamenti specifici per i celiaci in caso di emergenze sanitarie. Anche il Ministero della Salute e l'ISS dispongono di sezioni dedicate alle malattie croniche in contesti di crisi. Consultare sempre fonti ufficiali ed evitare informazioni non verificate sui social.

Fonti consultate

  1. Istituto Superiore di Sanità - Celiachia
  2. Ministero della Salute - Celiachia
  3. Associazione Italiana Celiachia (AIC)
  4. Celiac Disease and COVID-19: Is There Any Connection? - Nutrients, 2021
  5. European Society for Paediatric Gastroenterology Hepatology and Nutrition (ESPGHAN)