Perché la celiachia può causare osteoporosi?
Nella celiachia non trattata, l'infiammazione intestinale compromette l'assorbimento di calcio e vitamina D, nutrienti essenziali per la salute delle ossa. Con il tempo, questa carenza porta a una progressiva perdita di densità ossea, che può evolvere in osteopenia o osteoporosi.
Celiachia e osteoporosi: un legame da conoscere
Questo articolo è informativo. Per diagnosi e terapie rivolgiti al tuo medico.
Ogni anno, in occasione della Giornata Mondiale dell’Osteoporosi, si accende l’attenzione su una malattia silenziosa che indebolisce le ossa senza dare segnali evidenti fino a quando non è troppo tardi. Quello che spesso rimane in secondo piano, però, è il legame stretto tra l’osteoporosi e la celiachia. Un legame che AIC (Associazione Italiana Celiachia), Fedios e FIRMO hanno scelto di portare alla luce con un appello congiunto rivolto a pazienti, medici e istituzioni.
Cosa succede alle ossa nella celiachia non trattata
La celiachia è una malattia autoimmune scatenata dall’ingestione di glutine nelle persone geneticamente predisposte. Quando il glutine raggiunge l’intestino di chi è celiaco, provoca una reazione immunitaria che danneggia i villi intestinali, le piccole strutture a forma di dito che rivestono l’intestino tenue e permettono l’assorbimento dei nutrienti.
Tra i nutrienti che faticano ad essere assorbiti ci sono il calcio e la vitamina D, entrambi indispensabili per mantenere le ossa solide e resistenti. Quando questo assorbimento viene compromesso per anni — spesso perché la celiachia non è ancora stata diagnosticata — le ossa perdono densità. Si parla di osteopenia quando la perdita è moderata, e di osteoporosi quando diventa più marcata e aumenta il rischio di fratture.
Secondo i dati citati da AIC, Fedios e FIRMO, tra le persone celiache:
- circa il 40% presenta osteopenia
- circa il 14% presenta osteoporosi
Numeri che fanno capire quanto questo problema sia diffuso, spesso senza che i diretti interessati ne siano consapevoli.
Una diagnosi tardiva ha un costo
Uno degli aspetti più delicati riguarda proprio il tempo. La celiachia in Italia viene diagnosticata in media dopo anni dall’esordio dei sintomi. In questo intervallo, l’intestino continua a essere danneggiato e il metabolismo osseo ne risente in modo progressivo.
Non sempre la celiachia si manifesta con i classici disturbi gastrointestinali come gonfiore, diarrea o dolori addominali. In molti casi — specialmente negli adulti — può presentarsi con sintomi meno ovvi: stanchezza cronica, anemia, dolori alle articolazioni o, appunto, una riduzione della densità ossea scoperta quasi per caso durante un esame di routine.
È proprio per questo che una frattura in età insolitamente giovane, o una diagnosi di osteoporosi in una persona sotto i 50 anni, dovrebbe sempre spingere il medico a indagare anche la possibilità di una celiachia sottostante.
I segnali a cui prestare attenzione
Non bisogna aspettare una frattura per parlarne con il proprio medico. Alcuni segnali possono essere un punto di partenza per una valutazione:
- Osteoporosi o osteopenia in età giovane, senza cause apparenti
- Dolori ossei o articolari persistenti
- Bassa statura o ritardo di crescita nei bambini
- Ciclo mestruale irregolare o menopausa precoce nelle donne
- Anemia da carenza di ferro che non risponde alle terapie standard
- Familiarità per celiachia
Nessuno di questi segnali, da solo, è sufficiente per fare una diagnosi. Sono però buoni motivi per parlarne con il medico di base, che potrà valutare se prescrivere gli esami del sangue specifici per la celiachia.
Cosa cambia con la dieta senza glutine
La buona notizia è che la dieta priva di glutine, seguita in modo rigoroso e continuativo, permette all’intestino di guarire e di ritrovare progressivamente la capacità di assorbire i nutrienti. Con il tempo, anche la densità ossea può migliorare, anche se i tempi di recupero variano da persona a persona e dipendono molto da quanti anni la celiachia è rimasta non diagnosticata.
Per questo motivo, nelle persone celiache la valutazione della salute ossea fa spesso parte del percorso di follow-up. Il medico può richiedere una MOC (mineralometria ossea computerizzata, comunemente chiamata densitometria ossea) per misurare la densità ossea e monitorarne l’andamento nel tempo.
In alcuni casi possono essere indicati anche integratori di calcio e vitamina D, ma questa è una valutazione che spetta esclusivamente al medico, in base alle condizioni specifiche di ogni persona.
Il ruolo dello stile di vita
Al di là della dieta senza glutine, ci sono abitudini quotidiane che contribuiscono alla salute delle ossa:
- Attività fisica regolare, soprattutto quella che prevede il carico sul proprio peso (camminare, fare le scale, esercizi con i pesi): stimola il rimodellamento osseo
- Esposizione solare moderata, che favorisce la produzione naturale di vitamina D
- Una dieta varia e nutriente, ricca di alimenti naturalmente senza glutine ma anche di calcio (latticini, verdure a foglia verde, legumi, pesce)
- Limitare il fumo e l’alcol, entrambi nemici della densità ossea
Queste indicazioni non sostituiscono un percorso medico, ma lo affiancano in modo concreto.
Un appello che vale per tutti
L’iniziativa congiunta di AIC, Fedios e FIRMO vuole ricordare che la salute ossea non riguarda solo gli anziani. Chi convive con la celiachia — o chi potrebbe averla senza saperlo — ha buone ragioni per tenere d’occhio anche le proprie ossa. E chi si occupa di osteoporosi ha buone ragioni per considerare la celiachia tra le cause possibili da escludere o confermare.
Se hai dubbi, il primo passo è sempre una conversazione con il tuo medico.
Fonte: AIC – Associazione Italiana Celiachia, in collaborazione con Fedios e FIRMO.
Questo articolo è informativo. Per diagnosi e terapie rivolgiti al tuo medico.