Cosa significa 'può contenere tracce di glutine' su un'etichetta?

È una dicitura precauzionale che segnala un rischio di contaminazione crociata durante la produzione, non la presenza di glutine tra gli ingredienti. Con le nuove linee guida del Codex, questa indicazione dovrà essere basata su una valutazione reale del rischio, non apposta in modo automatico. Chi soffre di celiachia deve comunque considerarla un'avvertenza da prendere sul serio.

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Etichettatura precauzionale del glutine: il Codex Alimentarius adotta nuove linee guida internazionali

La Commissione del Codex Alimentarius — l’organismo congiunto FAO/OMS che stabilisce gli standard alimentari internazionali — ha adottato durante la sua 49ª sessione una guida aggiornata sull’etichettatura precauzionale dei cereali contenenti glutine. La novità riguarda in particolare le diciture del tipo “può contenere tracce di glutine”, note in ambito tecnico come Precautionary Allergen Labeling (PAL).

Lo standard dei 20 ppm (parti per milione) che definisce un alimento come “senza glutine” rimane invariato. Ciò che cambia è l’approccio alla comunicazione del rischio da contaminazione crociata.


Cos’è l’etichettatura precauzionale e perché conta

Quando un prodotto alimentare non contiene glutine tra gli ingredienti, ma viene prodotto in uno stabilimento o su linee di lavorazione condivise con cereali come frumento, orzo o segale, il produttore può apporre una dicitura precauzionale. In Italia la formulazione più comune è: “può contenere tracce di frumento” oppure “prodotto in uno stabilimento che tratta anche glutine”.

Finora queste diciture erano applicate in modo disomogeneo: alcune aziende le usavano per tutelarsi legalmente anche in assenza di un rischio reale e misurabile, altre le omettevano pur in presenza di contaminazione concreta. Il risultato era una scarsa affidabilità percepita da parte dei consumatori celiaci, che spesso non sapevano come interpretare queste avvertenze.

La nuova guida del Codex introduce un approccio basato sul rischio reale: l’etichetta precauzionale deve riflettere una valutazione concreta della probabilità di contaminazione, non essere apposta in modo automatico o cautelativo senza fondamento.


Cosa prevede la nuova guida

La guida adottata stabilisce che:

  • L’etichettatura precauzionale deve essere fondata su una valutazione del rischio, non applicata in modo generico come clausola di stile.
  • I produttori sono tenuti a dimostrare che esiste una concreta possibilità di contaminazione crociata prima di apporre la dicitura.
  • Lo standard dei 20 ppm per la definizione “senza glutine” rimane il riferimento internazionale consolidato, in linea con quanto già previsto dal Regolamento CE n. 41/2009 e successivamente dal Regolamento UE n. 828/2014, tuttora vigente in Europa.

L’obiettivo dichiarato è duplice: proteggere in modo più efficace le persone con celiachia o sensibilità al glutine non celiaca, e ridurre l’etichettatura precauzionale ingiustificata che limita inutilmente la scelta alimentare.


Il contesto europeo e italiano

In Europa, la disciplina sull’etichettatura degli allergeni è regolata dal Regolamento UE n. 1169/2011, che obbliga a indicare in modo chiaro la presenza di glutine tra gli ingredienti. La gestione delle contaminazioni crociate, però, rimane un’area in cui la normativa lascia margini di discrezionalità ai produttori.

In Italia, il Ministero della Salute monitora l’applicazione delle norme sull’etichettatura attraverso i Nas e le ASL, mentre l’Associazione Italiana Celiachia (AIC) svolge un ruolo attivo nella verifica dei prodotti inseriti nel proprio Prontuario degli Alimenti. La AIC ha da tempo segnalato la necessità di criteri più chiari e uniformi per le diciture precauzionali, una posizione ora supportata dalla direzione intrapresa dal Codex.

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) pubblica dati aggiornati sulla prevalenza della celiachia in Italia — stimata intorno all’1% della popolazione, con una quota significativa di casi ancora non diagnosticati — e sostiene la necessità di un’informazione accurata in etichetta come strumento di salute pubblica.


Cosa dicono le fonti ufficiali

Ministero della Salute – Celiachia Il Ministero della Salute italiano definisce la celiachia come “un’enteropatia autoimmune permanente” e sottolinea che “l’unica terapia disponibile è la dieta priva di glutine per tutta la vita”. In questo contesto, la chiarezza dell’etichettatura non è una questione di preferenza del consumatore, ma una necessità clinica. Il Ministero aggiorna periodicamente le linee guida per la diagnosi e il follow-up della celiachia. Fonte: Ministero della Salute, sezione Celiachia (salute.gov.it)

Regolamento UE n. 828/2014 Questo regolamento della Commissione Europea stabilisce le disposizioni relative alla fornitura di informazioni ai consumatori sull’assenza o la ridotta presenza di glutine negli alimenti. Conferma il limite di 20 ppm per la dicitura “senza glutine” e di 100 ppm per “con contenuto di glutine molto basso”, applicabili solo ai prodotti specificatamente formulati per celiaci. Costituisce il quadro normativo di riferimento entro cui si inserisce la nuova guida del Codex. Fonte: EUR-Lex, Regolamento delegato UE n. 828/2014


Perché questa decisione ha rilevanza pratica

Per chi vive con la celiachia, scegliere un alimento confezionato richiede attenzione costante. Una dicitura precauzionale apposta senza criterio costringe spesso a rinunciare a prodotti che potrebbero essere sicuri, con ricadute sulla qualità della vita e sulla varietà della dieta. Al contrario, un’etichetta precauzionale assente quando il rischio esiste espone a contaminazioni con conseguenze cliniche anche severe.

L’adozione di un criterio basato sul rischio reale — anziché sulla cautela indiscriminata — rappresenta un passo verso un’etichettatura più informativa e più utile. L’applicazione concreta dipenderà dal recepimento di questa guida nelle normative nazionali e regionali, in Europa attraverso aggiornamenti ai regolamenti vigenti.

La comunità scientifica, incluse organizzazioni come la Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva (SIGE) e la European Academy of Allergy and Clinical Immunology (EAACI), ha da tempo sottolineato come la qualità dell’etichettatura influenzi direttamente la gestione clinica della celiachia e delle allergie al frumento.


In sintesi

  • Il Codex Alimentarius ha adottato una nuova guida sull’etichettatura precauzionale del glutine.
  • Le diciture “può contenere” dovranno basarsi su una valutazione concreta del rischio di contaminazione.
  • Lo standard dei 20 ppm per “senza glutine” rimane invariato.
  • L’obiettivo è rendere le etichette più affidabili per i consumatori celiaci e ridurre le avvertenze ingiustificate.
  • L’applicazione in Europa richiederà aggiornamenti normativi specifici.

Questo articolo è informativo. Per diagnosi e terapie rivolgiti al tuo medico.

Supervisione scientifica: Dott. Giuseppe Fusco, farmacista (igalenici.it)

Domande frequenti

Il limite di 20 ppm per i prodotti 'senza glutine' cambia con questa nuova guida? +
No. Lo standard dei 20 parti per milione (ppm) che definisce un alimento come 'senza glutine' rimane invariato sia nelle linee guida del Codex sia nel Regolamento UE n. 828/2014 vigente in Europa. La novità riguarda esclusivamente le modalità con cui i produttori devono gestire e comunicare il rischio di contaminazione crociata.
Questa nuova guida è già in vigore in Italia? +
Le decisioni del Codex Alimentarius sono linee guida internazionali di riferimento, ma per diventare obbligatorie in Italia e in Europa devono essere recepite attraverso aggiornamenti ai regolamenti UE sull'etichettatura. Al momento la normativa di riferimento in Europa rimane il Regolamento UE n. 1169/2011 e il Regolamento UE n. 828/2014.
Chi stabilisce se un prodotto è sicuro per i celiaci in Italia? +
La verifica avviene su più livelli: i produttori sono responsabili della conformità alle norme sull'etichettatura, il Ministero della Salute e le autorità sanitarie locali effettuano i controlli, e l'Associazione Italiana Celiachia (AIC) pubblica un Prontuario degli Alimenti che include prodotti verificati. Per la gestione individuale della dieta, il riferimento resta il medico gastroenterologo o il dietista.

Fonti consultate

  1. Celiac.org