Cosa cambia concretamente per i celiaci con le nuove linee guida Codex?

Nel breve termine, la normativa italiana ed europea non cambia: le linee guida Codex devono ancora essere recepite. Sul lungo periodo, l'obiettivo è rendere le diciture precauzionali come «può contenere tracce di glutine» più affidabili, applicandole solo quando un'analisi del rischio documentata lo giustifica davvero.

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Etichette «può contenere glutine»: il Codex Alimentarius approva nuove linee guida internazionali

Il Codex Committee on Food Labelling (CCFL), nella sua 49ª sessione, ha approvato un documento di orientamento internazionale destinato all’adozione definitiva. L’obiettivo è rendere più rigorosa e coerente l’etichettatura precauzionale per gli alimenti che possono contenere tracce di cereali contenenti glutine — grano, segale, orzo e farro tra i principali — mantenendo al contempo invariata la soglia consolidata di 20 parti per milione (ppm) per la definizione di «senza glutine».

Si tratta di un passaggio significativo nel panorama della sicurezza alimentare internazionale, con ricadute concrete per le persone con celiachia e per i soggetti con sensibilità al glutine non celiaca.


Cosa si intende per etichettatura precauzionale

L’etichettatura precauzionale per gli allergeni — in inglese Precautionary Allergen Labelling, acronimo PAL — comprende tutte quelle diciture come «può contenere tracce di…» o «prodotto in uno stabilimento che tratta anche…». Queste indicazioni segnalano un rischio di contaminazione crociata non intenzionale durante la produzione, non la presenza deliberata dell’ingrediente nella ricetta.

Nel contesto del glutine, questa distinzione è cruciale. Un prodotto etichettato «senza glutine» deve rispettare il limite di 20 ppm stabilito dal Codex Alimentarius Standard 118-1979 (revisionato nel 2008) e recepito dalla normativa europea con il Regolamento UE n. 828/2014. Un prodotto con dicitura precauzionale, invece, non fornisce attualmente garanzie quantitative sul livello di contaminazione effettivo.


Il problema che le nuove linee guida cercano di risolvere

Finora l’etichettatura precauzionale è stata applicata in modo disomogeneo a livello globale. Alcune aziende la utilizzano anche quando il rischio di contaminazione crociata è trascurabile o non documentato, svuotando di significato pratico l’indicazione. Per i consumatori celiaci, questo ha reso difficile distinguere i prodotti con un rischio reale da quelli etichettati in modo cautelativo per ragioni puramente legali.

Le nuove linee guida approvate dal CCFL introducono un approccio basato sul rischio (risk-based approach): le aziende alimentari dovrebbero apporre la dicitura precauzionale solo quando un’analisi concreta del processo produttivo evidenzia la possibilità di contaminazione crociata non eliminabile. Non più una scelta discrezionale, ma una valutazione documentata.


La soglia dei 20 ppm rimane invariata

Un punto che merita chiarezza: le nuove linee guida non modificano il limite di 20 ppm per la definizione di «senza glutine». Questa soglia, basata sull’evidenza scientifica disponibile sulla tollerabilità del glutine residuo nella dieta delle persone celiache, resta il riferimento internazionale consolidato.

In Italia, il Ministero della Salute e l’Associazione Italiana Celiachia (AIC) hanno storicamente adottato questo standard come punto di riferimento per la valutazione dei prodotti destinati ai celiaci. Il Registro Nazionale dei prodotti senza glutine del Ministero della Salute, istituito ai sensi della Legge 123/2005, si basa su questo limite per autorizzare l’immissione in commercio dei prodotti specificamente formulati per la celiachia.


Cosa dicono le fonti ufficiali

Ministero della Salute – Celiachia: il Ministero riconosce la celiachia come malattia sociale e gestisce il registro dei prodotti senza glutine erogabili dal Servizio Sanitario Nazionale. La normativa italiana recepisce il Regolamento UE 828/2014, che fissa a 20 ppm il limite per la dicitura «senza glutine» e a 100 ppm per la dicitura «con contenuto di glutine molto basso». Le indicazioni precauzionali non rientrano in questo quadro regolatorio specifico, il che rende particolarmente rilevante l’armonizzazione internazionale promossa dal Codex.

Istituto Superiore di Sanità (ISS): l’ISS, attraverso il sistema di sorveglianza EpiCentro, sottolinea che la celiachia interessa circa l’1% della popolazione mondiale, con una prevalenza stimata in Italia intorno allo stesso valore, sebbene i casi diagnosticati restino inferiori a quelli attesi. L’ISS evidenzia come la corretta etichettatura degli alimenti sia uno strumento di prevenzione primaria per le complicanze della malattia celiaca non trattata.


Il percorso verso l’adozione definitiva

Le linee guida approvate dal CCFL nella 49ª sessione devono ancora completare l’iter formale di adozione da parte della Commissione del Codex Alimentarius, l’organismo congiunto FAO/OMS che stabilisce gli standard alimentari internazionali. Una volta adottate definitivamente, costituiranno un riferimento per gli ordinamenti nazionali e sovranazionali, inclusa l’Unione Europea, nel momento in cui si procederà ad aggiornare le norme sull’etichettatura degli allergeni.

In Europa, la normativa sugli allergeni in etichetta è disciplinata principalmente dal Regolamento UE n. 1169/2011, che obbliga a dichiarare i 14 allergeni principali — tra cui i cereali contenenti glutine — quando presenti intenzionalmente negli ingredienti. L’etichettatura precauzionale per la contaminazione crociata non è ancora oggetto di armonizzazione obbligatoria a livello UE, e proprio questo vuoto normativo rende rilevante il lavoro del Codex.


Cosa significa per chi segue una dieta senza glutine

Nel breve termine, per i consumatori italiani non cambierà nulla in modo immediato: le linee guida del Codex non sono direttamente applicabili nella legislazione nazionale fino al recepimento nelle norme UE o italiane. Tuttavia, il loro impatto si farà sentire nel tempo in almeno due modi.

Primo, le aziende alimentari che operano sui mercati internazionali tenderanno ad adeguare le proprie pratiche di etichettatura agli standard Codex, anche anticipando eventuali obblighi normativi. Secondo, l’armonizzazione internazionale rafforza la pressione sul legislatore europeo affinché colmi il vuoto normativo sull’etichettatura precauzionale, rendendo le diciture «può contenere» più trasparenti e affidabili.

Per le persone con celiachia, avere maggiore certezza sul significato concreto di un’etichetta precauzionale significa poter fare scelte alimentari più informate e ridurre il rischio di esposizioni accidentali al glutine.


Supervisione scientifica

Questo articolo è stato redatto con la supervisione del Dott. Giuseppe Fusco, farmacista (igalenici.it).


Questo articolo è informativo. Per diagnosi e terapie rivolgiti al tuo medico.

Domande frequenti

La soglia di 20 ppm per i prodotti senza glutine viene modificata? +
No. Le nuove linee guida riguardano esclusivamente l'etichettatura precauzionale per la contaminazione crociata, non la definizione di «senza glutine». Il limite di 20 ppm rimane invariato come riferimento internazionale e viene confermato anche dalle nuove indicazioni del Codex.
L'etichetta «può contenere glutine» ha valore legale in Italia? +
Attualmente in Italia e in Europa non esiste una norma obbligatoria che regolamenti nel dettaglio le diciture precauzionali per la contaminazione crociata. Questo significa che la loro presenza è volontaria e non standardizzata, il che è esattamente il problema che il Codex Alimentarius sta cercando di risolvere con le nuove linee guida.
Chi stabilisce quali prodotti sono sicuri per i celiaci in Italia? +
Il Ministero della Salute gestisce il Registro Nazionale dei prodotti senza glutine, i cui criteri si basano sul limite di 20 ppm recepito dal Regolamento UE 828/2014. L'Associazione Italiana Celiachia collabora all'informazione dei consumatori e pubblica un prontuario degli alimenti verificati.

Fonti consultate

  1. Celiac.org